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Sergio Ramelli : il martirio di un ragazzo di Destra. settembre 14, 2007

Posted by salvatoreimpusino in Dossier.
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Voglio raccontarvi, tramite le parole di Luca Telese, la storia di un ragazzo come tanti, come me appassionato di calcio e di politica. E’ la storia di Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte ucciso a colpi di chiave inglese nel 1975 da esponenti di Avanguardia Operaia . 

“Sono i primi giorni di gennaio, è il 1975.
All’istituto tecnico Molinari, in V° J il professore di lettere assegna ai ragazzi, tra gli altri, un tema di attualità.
Sergio Ramelli, che frequenta da due mesi la sede del Fronte della gioventù, non ha dubbi: parla delle Brigate rosse. Scrive che il primo delitto dei brigatisti è stato compiuto contro due missini, scrive che le Br sono un pericolo per la democrazia, scrive che Mazzola e Giralucci, purtroppo, sono ricordati come delle vittime solo dai loro compagni di partito, che i brigatisti non sono un pugno di romantici rivoluzionari, ma un’organizzazione manovrata.

Ha le idee chiare, non c’è dubbio. Forse, osserverà il professore, è rimasto impressionato da un editoriale di Giorgio Pisanò apparso sul Candido e ne riecheggia le tesi, chissà: il testo originale di questo tema, ovviamente, oggi non esiste più. Ma il suo contenuto se lo ricordano bene tutti, i professori e i compagni di classe di Sergio. Perché succede che il ragazzo incaricato di raccogliere i temi venga bloccato in corridoio da alcuni compagni di scuola, che fanno parte del collettivo politico più forte dell’istituto, quello di Avanguardia operaia. E che poi i ragazzi del collettivo si mettano a spulciare gli elaborati uno per uno, per capire cosa hanno scritto i loro compagni su un argomento così delicato. Nessuno saprà mai che voto avrebbe preso per quel compito Sergio, il professore non lo correggerà mai.

Poche ore dopo, infatti, nella bacheca dell’atrio due fogli protocollo fanno bella mostra di sé, affissi con le puntine. Sopra c’è una scritta rossa: ECCO IL TEMA DI UN FASCISTA. Il testo è costellato di sottolineature. Per quanto nessuno ancora possa nemmeno immaginarlo, quel tema, e la sua «correzione», sono l’inizio di una drammatica catena che, anello dopo anello, si chiuderà con la morte di Sergio.

C’è qualcosa, nella figura di Sergio come è stata ricostruita negli atti e nei ricordi di chi lo ha conosciuto, che colpisce ancora oggi. Non si tratta di cedere all’eterna tentazione di costruire agiografie retroattive, non è la solita attitudine alla santificazione del martire. Ma è come se Sergio, in qualche modo, fosse riuscito a restare refrattario al furore ideologico del suo tempo. È un fan sfegatato solo quando si tratta di Adriano Celentano (una «vera mania», assicura la madre). È un grandissimo appassionato di sport, soprattutto di calcio, gioca a pallone a livello semiprofessionistico. È tifoso dell’Inter ma raramente va allo stadio, non è interessato al tifo. Dice la signora Anita: In tutte queste cose, nella musica, nello sport, come nella politica non era un fanatico. Si interessava, gli piacevano, si entusiasmava, ci metteva il cuore, ma non l’ho mai visto urlare o irritarsi.

Così, ripercorrendo i suoi ultimi giorni, si trova anche qualcosa di stoico, in lui, nel modo in cui si avvicina alla fine. In quella lunga cronaca di una morte annunciata che sarà il suo omicidio, malgrado il moltiplicarsi dei segnali e delle minacce, incredibilmente Sergio non si lamenterà mai né chiederà soccorso ai camerati, che sicuramente, se avessero saputo, avrebbero fatto qualcosa per proteggerlo.

Fino all’ultimo terrà all’oscuro anche la sua famiglia, negherà l’innegabile, mentirà per nascondere la progressione delle aggressioni di cui viene fatto oggetto. Risulta dai verbali degli interrogatori che persino nei giorni in cui a scuola lo insultano e lo prendono a calci, lui continua a non raccontare niente ai genitori. Quando proprio non può, e la madre lo riempie di domande, scuote la testa e le fa: «Non preoccuparti mamma, non è nulla».

La giornata più drammatica, nel corso della lunga persecuzione che prepara il delitto, è quella del 3 febbraio 1975. Dopo molte discussioni, papà e mamma Ramelli hanno deciso di imporre al figlio di abbandonare il Molinari. A malincuore Sergio è costretto ad accettare, e quella mattina entra a scuola accompagnato dal padre per sbrigare le necessarie pratiche burocratiche. Purtroppo li stanno aspettando: nel corridoio della scuola padre e figlio sono aggrediti, picchiati e costretti a passare fra due file di studenti per un violento rituale di sottomissione.

Sembra la scena di un film di Kubrick, sembra un’arancia meccanica in salsa meneghina, e ancora una volta bisogna lasciare la parola a Grigo e Salvini per sapere come si conclude questa terrificante passeggiata:

Il ragazzo era stato colpito ed era svenuto, mentre lo stesso preside  e i professori che avevano scortato il Ramelli e il padre verso l’uscita erano stati malmenati.

Ancora più sconcertante la testimonianza del professor Melitton, secondo cui la preside aggredì il padre e gli disse:

«Ma non vede che lei e suo figlio siete un motivo di turbamento per la scuola?».

Marzo 1975. Roberto Grassi, ex studente del Molinari, ed esponente di spicco di spicco del servizio d’ordine di Avanguardia operaia, durante una riunione di cellula si rivolge a Marco Costa, universitario, numero due del servizio d’ordine di Medicina a Città Studi. Grassi è uno dei pochi tra i dirigenti del gruppo che conosca personalmente Ramelli. Ed è lui che preannuncia a Costa una decisione da tempo nell’aria: dovrà essere la sua squadra (proprio perché non è in alcun modo collegabile al giovane missino) ad aggredire il ragazzo. Sarà un battesimo d’azione, la prima sprangatura del gruppo. Sarà il primo delitto politico degli anni Settanta commesso per interposta persona, il primo delitto, a sinistra, realizzato «su commissione».

La comunicazione «ufficiale», invece, in un’organizzazione leninisticamente centralizzata e gerarchica, arriverà da un altro dirigente, Giovanni Di Domenico detto «Gioele». Infatti, Di Domenico avvicina Walter Cavallari e gli dice:

«Dovete andare a menare un fascio». Cavallari non se la sente.

Pochi giorni prima gli è stato chiesto di sprangare uno studente di Agraria, ma non è andata come pensava. Lo aggredisce, ma subito dopo ha paura, scappa: «Doveva essere un militante di acciaio temprato, e invece no, mi ero trovato davanti solo un uomo». Viene esautorato. Per uno che ha un dubbio ce ne sono dieci che non ne hanno.

Il suo posto lo prende Costa. L’azione si deve fare lo stesso. Dopo trent’anni Anita Ramelli abita ancora nella stessa casa di via Amedeo, con la finestra affacciata sul luogo dove avvenne l’aggressione a Sergio. Per ostinazione, per abitudine, per senso della memoria, non se ne è voluta andare.
Per anni su quel pezzo di muro si sono combattute grandi battaglie simboliche: prima i manifesti con le minacce, poi la guerra dei fiori e delle scritte, e addirittura una battaglia per i sacchi di immondizia che un portiere del condominio di fronte si ostinava a depositare proprio lì davanti, malgrado i cassonetti a pochi passi più in giù. Un giorno, gli amici di Sergio gli spiegarono che o sceglieva un altro posto per depositarli, o si sarebbe ritrovato i rifiuti in guardiola: cosa che puntualmente accadde, dopo l’ennesima sfida.

Non è facile dimenticare, nemmeno per un quartiere, soprattutto per chi non capisce che si possa continuare a combattere una guerra anche su qualche metro di marciapiede e di intonaco. Oggi, mani ignote, ma per chi sa individuabili, hanno dipinto su quella parete un grande murale, con una scritta e una croce celtica: SERGIO VIVE. È il modo che la comunità di cui Sergio faceva parte ha scelto per non dimenticare.

Ancora oggi, ogni tanto, mamma Ramelli si affaccia alla finestra di casa sua. Guarda il muro, e la scritta. E non dice nulla.

Vi consiglio di ascoltare questo splendido pezzo dei 270 bis dedicato a Sergio.

IO NON SCORDO

 

Commenti»

1. Manlio - febbraio 13, 2008

Sergio Ramelli… PRESENTE!!!

So di essere in ritardo per scrivere qui un commento, non posso farne a meno. Mi congratulo con te per il bel post a lui dedicato.
Molti dicono che se lo è meritato, in quanto Fascista. Io dico che egli non meritava di morire, in quanto in primis era un uomo. L’hanno ucciso? No. Egli ancora vive. Vive nel ricordo dei suoi amici e di tutte le persone che all’epoca son rimaste commosse per questo povero ragazzo di soli 18 anni.
Io, che sono un estremista di Destra, dico che nessuno merita di morire per il suo credo politico, ognuno deve essere libero di pensare alla politica in cui crede, senza essere discriminato.

Ciao.

2. piero - maggio 5, 2008

ora sono vicino alla destra di storace perchè non credo più alla pseudo destra di an.Mi accomuna alla destra di an solo ilricordo di sergio ramelli che mi ha profondamente segnato pur non conoscendolo il periodo che come lui mi vedeva impegnato nel glorioso MSI . Oggi ritengo che morire per la politica (come a quei tempi) non sia giusto. Anche noi abbiamo fatto molti errori ma dettati anche dal fatto che eravamo in minoranza e quindi “mostravamo i muscoli anche per difesa”. A quei tempi i rossi come d’altronde in altri contesti fanno oggi dicevano che la sua morte era stata organizzata da elementi di estrema destra per incolpare loro ma questa è un infamia tipica di quelle persone che oggi dicono che le torri gemelle le hanno buttate giù gli americani per giustificare l’ attacco(per me sbagliato) all’iraq.Mi piacerebbe contattare la madre di ramelli o scriverle qualcosa ma non so se è possibile. Un saluto cordiale piero vitelli viareggio

3. Caterina - maggio 9, 2008

io…è da tanti anni che conosco la storia di Sergio e ogni tanto mi fermo e penso a lui alla sua inspiegabile morte e al dolore di una famiglia distrutta per un motivo assurdo!Vorrei tanto andare a lodi dove è stato sepolto e lasciargli una poesia scritta per lui.. ma non potendo spero che da qui possa arrivare a qualcuno che la possa porre accanto a lui.
Vivo PER SEMPRE.
Una voce si è spenta. La voce della libertà.
E’ morto..ma ancora si tenta di far conoscere, di far valere la verità.
Hanno spezzato la vita ad un calciatore a quel ragazzo dai capelli lunghi, mai e poi mai sarebbe stato un traditore.
Ma non poteva sapere che si sarebbe spento per essere stato leale.
Un divertimento che rubava la vita, ti hanno portato via da tua madre da tuo padre dai tuoi fratelli..dalla tua ragazza, dal tuo mondo di coraggio e fierezza.
Ma non ti preoccupare Sergio non è ancora del tutto finita, combattiamo e combatteremo sempre per te..per non scordati mai.
Dobbiamo solo vivere..ricordandoci tutti i giorni di vivere come se dovessimo morire subito ma di pensare come se Noi non dovessimo morire mai.

Se Sergio fosse ancora fra noi…se tutti i martiri di quel periodo fossero ancora vivi magari la nostra generazione sarebbe stata migliore…so che in Italia e nel mondo manca qualcosa senza Sergio Ramelli.

Caterina Molinaro Perugia

4. Raffaele Cicalese - maggio 14, 2008

Non meritava di morire … quindi onore a lui … per non dimenticare … colgo questa occasione per dirti che ognunodi noi dovrebbe battersi affinchè si migliori empre e nulla venga lasciato al caso.
il sito http://www.cicaleseraffaele.it è per la legalità

5. Caterina - maggio 16, 2008

Posso dire una cosa? chi adesso è al potere chi sta in politica…non era l’animo e la mente libera e vogliaosa di cambiare di un tempo..anche io sono stata in azione giovani e alleanza nazionale…ma ho lasciato, l’arrivismo alle poltrone e la voglia di potere spesso benda gli occhi ai politici sulle cose che dovrebbero essere veramente fatte…

Sono molto delusa da tutti…è per questo che dico che i migliori quelli che potevano cambiare il mondo non ci sono più o pwerchè sono caduti nelle trappole omicide dei comunisti oppure perchè troppo ingenui e veri per mettersi in politica a livello dirigenziale.

6. roberto - aprile 4, 2009

Mettete la targa di Sergio Ramelli nel sito CHIERACOSTUI – è un sito che raccoglie tutte e targhe d’Italia della prima guerra e dela seconda guerra mondiale – di tutti i martiri -molto interessante

Nel sito non c’è nessuna targa di Sergio Ramelli

7. Carlo - febbraio 17, 2012

Ho vissuto quei tempi orribili di violenza e sopraffazione e ricordo benissimo la terribile vicenda di Sergio Ramelli. Ricordo bene che al mio Liceo c’era gente che giustificava o addirittura lodava l’uso della violenza contro chi era di destra. Spero che cose del genere non accadano più e per questo occorre ricordare le vittime come Sergio Ramelli.

8. carlo enrico urbani - aprile 24, 2012

Che dire? Conobbi Sergio in Via Mancini al FdG. Molte cose ci accomunavano. Era uno dei pochi che, come me, portava i capelli lunghi. E in quegli anni per un fascista era ‘atipico’. Condividevo con lui la passione per l’Inter. Come lui nel 1978 fui costretto dai Professori del Liceo Einstein a cambiare aria. Dire che il 29 aprile di ogni anno dal lontano 1975 è un giorno triste per me quando, allora quattordicenne, venni privato dell’amicizia di un bravo ragazzo. A sua madre un abbraccione forte forte.
Carlo Enrico Urbani.

9. Rinnovamento Nazionale ricorda Sergio Ramelli - aprile 28, 2012

[...] [...]

10. Piero Pierucci - maggio 4, 2012

ONORE A TE……..CAMERATA SERGIO RAMELLI


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